Vendi gli spazi pubblicitari sul tuo sito a Google

August 9, 2009 by  

Hai un o ? Puoi guadagnare vendendo gli spazi pubblicitari del tuo a .

Ma cos’è ?

Google Adsense ti permette di inserire annunci pubblicitari pertinenti di aziende sul tuo sito.
Quando un utente clicca su un annuncio Adsense posizionato sul tuo sito, tu ricevi un bonus in denaro da Google, che ti paga mensilmente a mezzo di assegno o bonifico bancario.

Questo è un esempio di annuncio Adsense:
adsense

Per saperne di più guarda il tour di Google Adsense cliccando qui.

Qualche giorno fa mi confrontavo con un amico che vende prodotti online.
Lui circa 700,00 euro al mese con la sua attività di di giocattoli. Non male!

Lui è contento così.
Un po’ come me, fa anche altro nella vita quindi la sua attività di vendita online gli serve per pagarsi qualche
rata (muti, , etc. etc.).

Dopo 20 minuti che parlavamo mi sono reso conto che la gestione di quello che lui faceva comportava un dispendio di tempo e di energie non indifferente.

Confrontandolo allo stesso che si può ottenere con AdSense ho subito notato che (per gli utilizzatori di AdSense) tutte le cose che seguono non esistono proprio:

Ecco i problemi che con Adsense NON CI SONO, ma in qualsiasi altro SI:

-Acquisto prodotti.
-Acquisizione clienti.
-Telefonate ai clienti (e costi per le telefonate).
-Dover studiare ed in alcuni casi contrastare la concorrenza (in Adsense c’è spazio per tutti e non esiste concorrenza).
-Acquisto dei prodotti (e benzina per andarli a ritirare in alcuni casi).
-Gestione del magazzino.
-Evasione degli ordini.
-Imballo dei prodotti.
-Spedizione dei prodotti.
-Domande dei clienti a cui rispondere.
-Ulteriore servizio post vendita (le famose “grane da risolvere”).
-E’ spesso richiesta la tua presenza fisica (con AdSense invece guadagni anche se non ci sei).
-Rischio di .

Dopo questa breve chiacchierata mi sono detto tra me e me
“beh mi sembra proprio un privilegio utilizzare Adsense”.

In fondo io stesso non ho fatto nient’ altro che un po’ all’ inizio e successivamente ho dedicato ad Adsense non più di 15 minuti al giorno (è quello che faccio adesso).

Il bello è che ad esempio quando hai voglia di andartene al mare o in montagna per una settimana lo puoi fare senza problemi.

Non devi chiedere l’ autorizzazione a nessuno! Non c’è nessun cliente che attende una tua risposta!

Nessuno ti cercherà! Nessuna email a cui rispondere.
E tu continuerai a guadagnare anche mentre stai dormendo o prendendo il sole! ;)

Quelli che ho riportato sopra sono alcuni dei motivi per cui l’utilizzo di AdSense non è mai da considerare nè da
paragonare ad un vero e proprio.

NON HAI NE CAPI NE COLLEGHI DA SOPPORTARE! ZERO STRESS!

E’ più che altro una specie di “gioco”, un divertimento per il quale vieni anche retribuito costantemente, e più
ti impegni e più guadagni, se SAI cosa devi fare.
Per questo c’è il MiniCorso di Silvio Carracini (uno dei maggiori esperti di Google Adsense in Italia), che puoi scaricare cliccando sulla immagine qui sotto:
Guida AdSense

Non a caso io lo definisco “Adsense Game”!

La cosa strabiliante di Adsense è l’ assenza assoluta di rischi.
Per male che ti possa andare guadagnarai poco.

Questo è il massimo rischio che può correre chi utilizza Adsense.

Per questo motivo è il sistema di guadagno che prediligo e che mi sento di poter consigliare a chiunque!

NON CI SONO CONTROINDICAZIONI!

Mi sento anche di dirti che ogni giorno che aspetti è un giorno in meno di guadagno (fossero anche pochi euro al mese).

L’ indecisione fa spesso perdere soldi.

Buttati, non ti costerà nulla.
Male che va abbandonerai tutto (E NON DOVRAI DARE SPIEGAZIONI A NESSUNO, [altro "privilegio"]).

Guida AdSense

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Risorse Gratuite da Scaricare

April 8, 2009 by  

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Una Politica per il Credito

March 15, 2009 by  



Nel del 2008 abbiamo assistito all’esplosione della più devastante e profonda crisi finanziaria mai conosciuta. In tutti i paesi con le economie più forti e più finanziarizzate lo Stato è dovuto intervenire in salvataggio di molte banche. La crisi purtroppo non ha ancora trovato un suo assestamento ed in queste ultime settimane si è trasferita con effetti sempre più consistenti e di difficile previsione sull’economia reale innescando la caduta dei consumi, la caduta della produzione, l’espulsione di consistenti masse di forza dal processo produttivo.
Il sistema bancario italiano ha complessivamente tenuto meglio, poiché, anche perché “più arretrato”, si era spinto meno sul terreno della particolarmente sofisticata madrina dei così detti titoli tossici che hanno infettato tutto il sistema. Ciò non toglie però che anche le banche italiane abbiano subito diversi danni a causa della grave crisi di fiducia che ha pervaso i mercati finanziari fino a determinarne il crollo. La grave carenza di liquidità dell’intero sistema finanziario e la poca fiducia reciproca che ha coinvolto tutte le banche sono le cause che hanno spinto all’inverosimile verso l’alto i tassi bancari, soprattutto quelli a breve, mettendo in seria difficoltà tutto il sistema delle imprese. Successivamente le poderose iniezioni di liquidità apportate dalle banche centrali hanno contribuito a ritrovare una progressiva stabilizzazione che insieme al forte peggioramento dell’economia reale, che ha costretto la BCE a ridurre sensibilmente il tasso ufficiale di sconto portandolo dal 4.25% del luglio al 2.00% del 16 gennaio, hanno fortemente condizionato l’intero sistema creditizio.
Le scarsità di patrimonio disponibile, l’aumento dei rischi sui crediti accordati, il peggioramento delle condizioni in cui operano le imprese esponendole a maggiori rischi di insolvenza, la contrazione dei ricavi derivanti dall’attività finanziaria, hanno portato l’insieme delle banche a chiudere il rubinetto del credito, a selezionare molto di più la clientela in funzione del rischio, a rivedere al rialzo i costi dei servizi, delle , degli spread sui tassi applicati; operazioni queste oggettivamente favorite dalla fase di generalizzato ribasso dei tassi di riferimento che attutiscono il loro impatto negativo sul sistema delle imprese e della clientela in generale.
Il sistema imprenditoriale caratterizzato da aziende di piccola e piccolissima dimensione storicamente sottocapitalizzato e fortemente dipendente dalla disponibilità di credito bancario è sottoposto ad un fortissimo stress per i fatturati che crollano, i crediti commerciali che si fatica a riscuotere, le spese fisse di esercizio che corrono, i costi che non si riesce a contenere. Il maggiore sostegno finanziario che necessiterebbe viene invece negato da un sistema bancario più preoccupato a contenere a sua volta l’esposizione al rischio; le aziende sono sempre più spesso pressate dalle banche per rispettare le scadenze ed i limiti di fido imposti, se non addirittura per rientrare dai fidi accordati. Il circuito rischia di avvitarsi su se stesso deprimendo ulteriormente l’andamento , incidendo negativamente sul clima di fiducia per una ripresa futura.
In questa situazione che si è delineato tutti sembrano riscoprire il ruolo della garanzia e dei Confidi in particolare affidando loro compiti quasi taumaturgici come se fossero gli unici strumenti in grado di garantire il mantenimento di un adeguato flusso di finanziamenti dalle banche verso le . Il governo centrale, che pure si è rifiutato di intervenire con la messa a disposizione di stanziamenti al capitale dei Confidi, ha limitato il suo intervento stanziando delle somme a favore del fondo centrale di garanzia presso il quale i Confidi possono “contro garantire” le operazioni a loro volta garantite, impegnandosi per una riforma strutturale del fondo e per rendere la sua garanzia a “ponderazione zero”come se fosse rilasciata direttamente dallo Stato.
La misura è sicuramente interessante e condivisibile, ma di scarsa efficacia per i seguenti motivi:
- I meccanismi della garanzia del fondo agiscono prevalentemente verso il credito a medio termine e per investimento, quando la congiuntura impone dalla aziende prevalentemente assistenza sul credito d’esercizio ed a breve.
- Le regole di accesso impongono per le aziende richiedenti il rispetto di ratios patrimoniali e reddituali assai selettivi con l’effetto che solo le imprese “più forti economicamente e finanziariamente” vi possono accedere.
- La riforma strutturale alla quale si pensa avrà l’effetto di ritardare enormemente i tempi di effettivo accesso al fondo vanificando ogni effetto immediato verso il sostegno al sistema imprenditoriale, come invece richiederebbe la gravità della crisi. Rischiamo di rendere effettivo l’intervento a fase ciclica superata.
Un intervento diretto invece sul capitale dei Confidi avrebbe consentito l’immediata messa in circolo di nuovi finanziamenti verso il sistema delle imprese con un moltiplicatore minimo di 44 volte le somme messe a disposizione.
Quasi nella stessa direzione si è purtroppo mossa anche la Regione che ha messo a disposizione 54 milioni di euro per misure tese a favorire l’accesso al credito delle imprese Toscane. Detta somma è stata destinata per 48 milioni in favore della Fidi Toscana e per 6 milioni con un bando per i Confidi. Già nella ripartizione dei fondi assegnati sono state create delle disparità incomprensibili poiché, secondo il rapporto IRPET sul credito in Toscana, Fidi Toscana copre soltanto il 20% del credito garantito alle imprese rispetto ad una quota dell’80% coperta
dal sistema dei Confidi. Se poi entriamo nel merito dei provvedimenti attivabili attraverso la Fidi Toscana si prevedono diverse finalità: una per investimenti, anche se al momento la richiesta è molto bassa, una per ristrutturazione finanziaria su finanziamenti già erogati da banca diversa rispetto a quella finanziatrice (sic!) e quindi “nei fatti” assai difficilmente attivabili in questa fase di grande attenzione all’assunzione di rischi e di selezione della clientela.
Tutti puntano sui Confidi per mantenere aperto il rubinetto del credito alle imprese, ma le istituzioni fanno ben poco per sostenerne l’attività. I Confidi sono in un periodo di transizione verso il passaggio sotto le regole di vigilanza della Banca D’Italia e la loro operatività sarà sempre di più proporzionale alle scarse disponibilità di patrimonio che detengono, mentre dovranno essere anche loro assai più selettivi nell’assumere rischi a loro carico poiché possono azzerare facilmente il minimo patrimonio oggi disponibile. Le banche intendono rivedere le nuove regole di convenzione con i Confidi, per renderle compatibili con le norme di Basilea 2 puntando solo verso maggiori spazi di copertura del rischio condiviso, introducendo regole di convenzione più stringenti rispetto ai parametri di Vigilanza fino ad introdurre vere e proprie norma vessatorie a carico dei Confidi stessi. Sul piano più strettamente interno degli strumenti a disposizione del Sistema , fondamentale rimane la nostra società consortile Toscana Comfidi che continua a svolgere il suo insostituibile ruolo di supporto per l’accesso al credito delle nostre aziende associate. Pur tuttavia anch’essa deve fare i conti con le difficoltà, i vincoli ed il clima generale prima evidenziato lavorando intensamente alla realizzazione di un grande progetto futuro, anche a condizione di subire qualche scompenso momentaneo. Toscana Confidi è e sarà uno dei primi Confidi del paese per dimensione, è impegnata nel difficile passaggio riorganizzativo necessario ad ottenere l’iscrizione al 107 del TUB, è impegnata a riprogettare tutta la sua operatività futura in funzione dei vincoli derivanti da questo passo e dalle norme di Basilea 2, è impegnata a valutare e definire il progetto di polo aggregante dei principali Confidi di area , è impegnata a negoziare con il sistema bancario le nuove regole per le future convenzioni, è impegnata a presidiare e salvaguardare il patrimonio di esperienze,di umane e soprattutto finanziarie, accumulato in trenta anni di attività, che dovranno diventare la solida base su cui costruire lo sviluppo futuro della società nell’interesse delle aziende socie.

Le Politiche Sociali

È’ appena il caso di ricordare che Confesercenti ha una “missione statutaria”; riguardo tale ambito che però, e fatte salve tutte le eccezioni del caso, si ritiene assolta in termini di servizi di Patronato, di politiche generali, di organizzazione dei pensionati.
Occorre forse avere più costantemente presente che dietro le imprese, in particolare a quelle che più numericamente a noi si rivolgono, vi sono persone fisiche, e relative famiglie, con le loro esigenze e diritti di cittadinanza, di necessità di Salute oltre che sanitarie, di conoscenza ed assistenza per questioni non direttamente connesse all’essere imprenditori.
L’impegno e gli investimenti che Confesercenti Regionale Toscana ormai da diversi anni ha dedicato al settore delle Politiche Sociali, ed i conseguenti risultati (ancora più politici che organizzativi), sono sotto gli occhi di tutti, testimoniati dalla continua opera di informazione, di proposte e suggerimenti organizzativi, di sollecito ad avviare specifiche azioni locali anche su progetti predisposti, attuata nei confronti di tutto il territorio e, su questo, personalmente dei massimi Dirigenti confederali, della Fipac, così come del Patronato.
In questo sforzo Confesercenti regionale ha anche inteso promuovere – ove ce ne sia stata necessita – analogo impegno e sensibilità nel complesso delle altre Organizzazioni del lavoro Autonomo, realizzando un fronte unitario e totale: non dimentichiamo, in proposito, che il Cupla, partendo da Firenze per arrivare al livello regionale, (riconosciuto come il più operativo e produttivo in Italia), ha avuto origine per nostra iniziativa ed atteso, per precisione, che agli occhi dei pubblici interlocutori in tale struttura di coordinamento sono individuate, anche per l’ampiezza delle competenze, più le Confederazioni che non i soli sindacati dei pensionati. La celebrazione di questa Assemblea regionale coincide con un particolare momento “consuntivó’di profonde riforme e in campo sociale/esteso e sanitario in Toscana, avviate con i primi anni 2000: dalla sperimentazione su parte del territorio delle Società della Salute al recente passaggio in disposto legislativo della loro diffusione su tutto il territorio regionale con la funzione di integrare, ottimizzando entrambe, le attività sanitarie e sociali; alla costituzione del Fondo per la non autosufficienza (un balocco da un miliardo di euro), al servizio permanente di vigilanza per gli anziani fragili, alla “medicina di iniziativa ed altro. A ragione, (e per questo lo scriviamo in un documento a diffusione pubblica quale è questo), possiamo sostenere che la nostra partecipazione, ma ancore più i nostri contributi, hanno determinato un accreditamento “per meriti” di Confesercenti Toscana non solo in termini politici, ma anche come espressa richiesta della nostra partecipazione in commissioni e gruppi di lavoro a valenza tecnicopolitica. Come associazione abbiamo anche “esplorato” campi meno tradizionali, ma sempre riconducibili al “sociale’; come quello fortemente promosso da RegioneToscana per la Responsabilità Sociale dell’impresa; siamo presenti nella Commissione Etica Regionale ed in tale sede abbiamo proposto ed ottenuto (oggi sono atti della politica regionale) che sia consentito anche alla miao e piccola impresa di accedere ad etichette pubbliche di responsabilità sociale tramite la semplificazione dei percorsi e dei costi delle certificazioni internazionali; a tale scopo si sono addirittura avviate trattative con gli enti internazionali di certificazione (siamo nello specifico gruppo di lavoro). Su questo particolare argomento questa occasione può essere un ulteriore momento di valutazione di quali positivi ritorni può avere – pensiamo alle imprese turistiche, della ristorazione, ma anche per i nostri Centri Commerciali Naturali – il potersi fregiare di “meritate”(e da noi promosse) etichette pubbliche di “Impresa Responsabile’: in un nazionale ed internazionale dove il consumatore è sempre più sensibile a tali “distintivi”per i suoi , di beni o di servizi che siano. Questo capitolo, per forza di cose parziale, non è certo scritto per”celebrare” i risultati di Confesercenti regionale quanto per sollecitare la presa di atto da parte del territorio delle opportunità, per dovere di missione e per ritorni organizzativi, offerte da una maggiore attenzione, oltre le attività più tradizionali, alla “questione sociale”; che è ancora troppo delegata ai soli dirigenti Fipac, con i limiti che questo comporta. Altrimenti, oltre ad ipotesi di inadempienza di missione, rimarrebbero anche “sprecate” le energie che abbiamo speso per inserire, negli atti di programmazione e di legislazione regionale, i modi e gli strumenti che garantiscono la possibilità, successiva, del territorio di partecipare o addirittura di gestire direttamente azioni e servizi di settore. Così come rimarrebbero sprecati i paralleli protocolli di intesa o di collaborazione, le linee di indirizzo, che abbiamo proposto e stipulato per individuare in modo determinato i possibili nostri “poteri di fare”nel territorio, perché è solo su questo che vengono pianificate e realizzate le azioni ed i servizi.
La conclusione necessaria di questa scheda sulle politiche sociali è che, pur facendo tutti i conti con le dimensioni e le risorse relative di ciascuna Confesercenti provinciale, vi sia uno sforzo da parte di queste di coli care al loro interno, in modo organico e strutturato, un “Ufficio competente” di valenza confederale, che presidi il territorio avvalendosi, certamente, di tutte le risorse disponibili (per non dire Fipac) e coinvolgendo per qua necessario gli altri servizi esistenti, in particolare Itaco Caaf. Va da sé che il sussidio della competente struttura regionale è impostata alla massima collaborazione.

Il Patronato ITACO

L’attività di Patronato, compito statutario della Confesercenti, ha avuto un Regolamento da parte d Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale: in Toscana, nelle Province, si sta lavorando alla luce delle novi introdotte. Dopo le due giornate seminariali sull’INAM dovremmo essere più attrezzati ad accrescere questa parte delle nostre attività. Provinciali e regionale stan cercando di sviluppare un “lavoro per obiettivi” Adeguamenti e modifiche organizzative poi sono in atto o al’ studio nelle realtà di Livorno, Arezzo, Massa. C’è l’impegno a predisporre in ogni realtà un bilancio (costi-ricavi…) dei rispettivi patronati al fine di poter intervenire sulle eventuali criticità. Questo lavoro se k eseguito ci darà un quadro del reale stato del Patron e potrà consentire alla Confesercenti di prendere eventuali ponderate decisioni (è infatti utile per il Patronato e la Confesercenti superare ogni approssimazione tipo “il Patronato è una rimessa” oppure “il Patronato è in attivo senza che queste affermazioni si basino sempre su riscontri reali). Obiettivo generale è quello di avvicinare il patronato ai cittadini e non solo agli operatori (anche se restano ampi margini per accrescere le sinergie Patronato-Confesercenti.

Questo articolo è stato tratto dal Giornalino “Come”, mensile di informazione al servizio del e del turismo.

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La competizione non è tra singole imprese

December 29, 2008 by  

La Competizione oggi non è tra singole imprese ma tra sistemi d’imprese.

Stiamo affrontando uno dei periodi peggiori per il – ha detto Massimo Vivoli intervenendo a Firenze ad un Convegno sui Ccn (Centri Commerciali naturali) – eppure noi dobbiamo fare di tutto per consolidare il nostro rapporto con la nostra clientela che costituisce il patrimonio principale per ogni . Oggi – ha aggiunto – purtroppo sono proprio le famiglie ad essere le più colpite e questo si riflette sui consumi. E’ vero, la crisi è mondiale ed è stata sottovalutata a lungo. Le risposte non si possono trovare solo nei nostri territori. Per questo abbiamo avanzato al governo del paese proposte precise a partire dalla detassazione della tredicesima mensilità. ma qualcosa possiamo fare anche noi.

La competizione economica oggi non avviene più tra singole imprese, ma tra sistemi di imprese. Se un centro storico vive e si sviluppa e i commercianti ragionano in una logica collettiva di partecipazione, quando questa fase negativa sarà alle nostre spalle, la ripresa ci troverà più preparati nel cogliere le nuove opportunità. Anche per questo con il proprio Consorzio Fidi sta affinando prodotti e rapporti con il sistema bancario in modo da superare questo difficile momento.

Tratto da Come, il della Confesercenti.

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